Cultura e civiltà sono parole ambigue perché a seconda del contesto possono variare parecchio di significato. Sono termini di uso comune, che però appartengono anche al lessico specialistico dell’antropologia, della filosofia e dell’archeologia, motivo per cui è facile che possano nascere fraintendimenti. Per chi è interessato alla storia, e in particolare all’archeologia, è molto importante conoscere la differenza che nei testi scientifici corre fra cultura e civiltà: perché? Perché altrimenti si rischia di mescolare passato e presente e applicare i nostri sistemi sociali a popoli con una storia molto diversa. Ma andiamo con ordine e iniziamo con la definizione di cultura e civiltà nei vari ambiti.

definizione di cultura in antropologia

Cultura

Tra i due termini «cultura» è quello che più si presta a creare confusione. Prova a pensare a cosa intendi tu per cultura: probabilmente stai pensando a qualcosa che abbia a che fare con i musei, la letteratura, il teatro? Questa è solo uno dei significati di questa parola così complessa; in particolare, è quello più diffuso nel linguaggio comune. Vediamo adesso quali altre definizioni può avere il termine «cultura».

  • Cultura, dal latino colo (linguaggio comune): in latino cultura compare già negli scritti di Cicerone e in parte si sovrappone all’idea comune che abbiamo di cultura, cioè l’insieme delle arti, la poesia, la letteratura e così via. È un processo attraverso il quale le persone migliorano la propria condizione e passano da uno stato di ignoranza a uno colto e si riferisce a un individuo, non a una società.
  • Cultura (linguaggio comune): nel linguaggio comune cultura indica l’insieme delle arti. A volte viene diviso in cultura «alta» (musica classica, poesia, pittura…) e «bassa», usata come sinonimo di «popolare» (canti, balli…). Anche se è il significato che di solito si associa a cultura bisogna fare attenzione, perché è diverso da quello che gli antropologi danno a questa parola.
  • Kultur (filosofia): nell’Ottocento la parola tedesca Kultur inizia a prendere un significato diverso da quelli visti finora e sposta la sua attenzione dal singolo alla società. Indica i valori in cui crede una società, i grandi ideali che definiscono un popolo.
  • Cultura (antropologia): infine, nella seconda metà dell’Ottocento la cultura assume un nuovo significato, che è quello usato in antropologia.

La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.

“Cultura primitiva”, E. Tylor, 1871

Si slega da ogni valutazione positiva o negativa e si limita a indicare il complesso di credenze e costumi che caratterizza ogni società. Ogni società umana sviluppa un proprio sistema di credenze che tramanda alle generazioni successive, che oggi in antropologia viene appunto definito come cultura e che in passato ha preso nomi diversi (eredità sociale, costume…).

Civiltà

Anche in questo caso è facile che sentendo la parola civiltà tu abbia in mente un’idea ben precisa, in questo caso un elevato progresso sociale e culturale. Come immaginerai, questo è il senso che civiltà ha nel linguaggio comune, ma non è l’unico possibile.

  • Civilitas, da latino civis (cittadino): il termine latino civilitas è legato strettamente all’idea della città e della cittadinanza. Si trova soprattutto in ambito giuridico e non porta con sé particolari giudizi morali; l’orgoglio per la condizione di cittadino semmai si trova nella parola civitas, che di nuovo significa cittadinanza, ma anche e soprattutto città.
  • Civilisation, Zivilisation ecc: nelle lingue europee a partire dal periodo delle grandi esplorazioni la parola civiltà assume un significato diverso in cui rientra un giudizio morale. La civiltà infatti è tutto ciò che è evoluto e quindi buono, in contrasto con quello che è ancora primitivo, che a volte può anche sfociare nella barbarie. Oggi in antropologia civiltà non viene più usato in questo senso e anche nel linguaggio comune sta a indicare un insieme di comportamenti corretti sui quali una comunità dovrebbe reggersi, idea che si ritrova anche nel contrasto fra «civile» e «incivile».

Civiltà comunque rimane un termine ambiguo in antropologia, per cui se si vuole parlare delle manifestazioni materiali e spirituali di un popolo è più corretto usare cultura.

Cultura e civiltà: definizione in archeologia

Interessante, ma a cosa serve conoscere la definizione di cultura e civiltà in filosofia e antropologia se a me interessa la storia? Questa premessa era fondamentale per capire come leggere queste due parole quando le trovi in un testo che parla di archeologia perché in un contesto storico assumono un significato ancora un po’ diverso.

Civiltà

civiltà sumera ziqqurat di ur
Un esempio di civiltà: Ziqqurat di Ur, civiltà sumera, III millennio a.C. (Foto di Michael Lubinski from Green Bay, WI, USA, CC BY-SA 2.0)

Questa volta partiamo a esaminare il significato della parola civiltà, più semplice. In un contesto storico civiltà indica un popolo organizzato in una struttura statale. Lo stato può anche avere la dimensione di una città, come nel caso delle città-stato della Mesopotamia, tra le prime civiltà urbane della storia. Civiltà è infatti strettamente legato all’idea di città, da cui appunto deriva il termine originario latino, e a quello di stato. La società è gerarchica e il potere è centralizzato, le città sono dotate di infrastrutture e per rendere più efficiente l’amministrazione pubblica questi popoli si dotano di strumenti complessi, tra i quali la scrittura. Le civiltà si possono trovare in diverse parti del globo e alcune di queste sono per esempio la civiltà sumera, quella egizia, quella della Valle dell’Indo, quella greco-romana, quella maya e così via.

Cultura

cultura archeologica definizione
Ricostruzione di una Grubenhaus, struttura tipica di alcune culture archeologiche sviluppatesi in Europa dall'età del bronzo in avanti (dal III millennio a.C.) (Foto di Hermann Junghans, CC BY-SA 3.0 DE)

In archeologia cultura riprende il concetto presente in antropologia, ma si concentra soprattutto sui resti materiali dei popoli. Una delle definizioni più famose è quella di Gordon Childe (1929):

Incontriamo alcune tipologie di resti – vasi, strumenti, ornamenti, riti di sepoltura, piante delle case – che costantemente si trovano associate. A questo complesso di caratteristiche associate daremo una denominazione di «gruppo culturale» o semplicemente di “cultura”.

Le culture archeologiche sono quelle di popolazioni che non hanno sviluppato una civiltà urbana e hanno una società organizzata in una struttura tribale. Non hanno uno stato, ma questo non significa che non esista un governo o una struttura politica: solo che si tratta di un tipo di organizzazione molto lontana dall’esperienza diretta di chi appartiene a una civiltà statale; quelli in cui agiscono queste società sono periodi difficili da comprendere. A volte può sembrare addirittura che non esista nessuna organizzazione sociale e che questi popoli vivano come «selvaggi» anarchici.

Esempi di culture sono tutte quelle degli uomini primitivi, da quando i primi ominidi hanno fatto la loro comparsa all’apparizione dell’Homo sapiens e oltre; sono culture archeologiche quelle dell’età del bronzo e del ferro in Europa, dalla cultura villanoviana (XI-VIII secolo a.C.) a quella di Hallstatt (VIII-V secolo a.C.), ma anche quelle più tarde, come la cultura danubiana che si sviluppa in Pannonia (all’incirca l’attuale Ungheria) tra il IV e il V secolo d.C. e che influenza diverse popolazioni barbariche, come i goti e i longobardi. Il fatto che questi popoli non abbiano sviluppato una vera e propria civiltà urbana non significa che fossero nomadi senza leggi o che vivessero in una società del tutto egalitaria. Esistevano degli insediamenti e anche una stratificazione sociale, in cui però le disuguaglianze erano meno forti rispetto a quelle presenti nelle civiltà statali.

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Anche in archeologia, comunque, è possibile usare civiltà come sinonimo di cultura. Come nel caso dell’antropologia rischia di creare confusione, ma non è sbagliato usare usare indifferentemente i due termini per indicare una cultura archeologica perché spesso i confini queste due realtà sono sfumati. Dopotutto, una cultura archeologica comprende resti riconducibili a una cultura materiale comune che contraddistingue ogni società umana, civiltà comprese. Le definizioni date qui sopra non vanno prese come un dogma, ma come un aiuto per comprendere due diversi tipi di organizzazione politica e sociale che da qualche millennio caratterizzano le comunità umane. Per approfondire, guarda i consigli in fondo all’articolo.

Come evitare errori durante la ricerca storica

Qual è il rischio che corre chi fa ricerca storica e giudica una cultura con i parametri con cui analizzerebbe una civiltà? Di travisare completamente quello che sta studiando; o di forzare i risultati della ricerca perché corrispondano ai propri desideri.

Questo può accadere soprattutto nel caso di popoli organizzati in una struttura tribale che possono apparire meno «degni» e nobili di quelli che invece erano parte di uno stato e vivevano all’interno di città con alte mura di pietra o mattoni a difenderle. Sebbene da un punto di vista scientifico sia sbagliato dare giudizi qualitativi di questo tipo, nella mentalità comune una città è meglio di un insediamento seminomade. E se quelli che si considerano come i propri antenati rientrano in una cultura tribale questo può provocare un’insoddisfazione e un’irritazione tali da cercare di dimostrare che la realtà fosse diversa; che quel popolo sia vittima della rappresentazione negativa tramandata da un gruppo avversario che abbia manipolato la storia per dimostrare la propria superiorità; e che magari i propri antenati avessero pure un impero.

È successo per esempio negli anni Quaranta, quando una spedizione archeologica finanziata dalle SS partì alla ricerca della capitale del regno dei goti che si sarebbe dovuta trovare in Crimea. I teorici razzisti non potevano infatti tollerare che i goti, che consideravano diretti antenati dei tedeschi, non avessero uno stato e che fossero caratterizzati da una struttura sociale di tipo tribale. Per questo motivo, dato che le fonti antiche attestavano l’esistenza di un regno dei goti, non poteva certo mancare una capitale! Peccato che il regno goto fosse regolato da un sistema di potere completamente diverso da quello di una civiltà statale come quella romana, per cui non c’è mai stata una città identificata come il cuore del regno, né sarebbe stata possibile in un momento in cui i goti erano ancora molto mobili.

Così nel 1942 gli archeologi capitanati da Herbert Jankuhn non poterono che rimanere delusi nel constatare che della capitale del regno dei goti non ci fosse traccia, così come del loro impero. Anche qui il concetto di impero meriterebbe un discorso a parte, perché non è impossibile che un popolo organizzato in una struttura tribale possa governare su altri popoli; i goti effettivamente lo fecero, così come gli unni. Quello di Attila nei testi specialistici a volte viene definito come «impero», ma sempre tra virgolette, perché un impero nel senso proprio del termine si può attribuire solo a civiltà statali. Un impero vero e proprio è stato quello degli accadi, dei persiani, dei romani, dei cinesi; tutti popoli che si erano dati come forma di organizzazione quella di stato. Non erano invece veri imperi quello goto, quello unno e quello di qualsiasi popolo organizzato in una struttura tribale. Non bisogna incolpare nessuno per questo, né la mancanza di un impero o di uno stato deve significare che si tratti di popoli inferiori; non si può però assolutamente manipolare la storia perché questa non corrisponde all’ideale di grandezza a cui si aspira.

Per concludere, quando si fa ricerca storica bisogna sempre fare attenzione a non trasportare nel passato i propri desideri o i propri schemi mentali. Per chi vive all’interno di uno stato è molto difficile comprendere i meccanismi che regolavano una società tribale e la tentazione può essere quella di ragionare come se si trattasse di una società statale. Bisogna fare molta attenzione e soprattutto bisogna lasciare fuori dalla ricerca storica qualsiasi ideologia politica: altrimenti si finirà a cercare città fantasma come gli archeologi delle SS!

Per approfondire

La Treccani nel suo Dizionario di filosofia dà una definizione chiarissima e approfondita di civiltà e cultura, che è più che sufficiente per avere una panoramica sull’evoluzione del significato di queste due parole nel tempo.

Per altre informazioni sul senso che queste due parole assumono in antropologia e in archeologia puoi guardare un qualsiasi manuale universitario, ad esempio “L’essenziale di archeologia. Teoria, metodi, pratiche” di Colin Renfrew e Paul Bahn (2009).

Sulla spedizione degli archeologi in Crimea invece non troverai molto, perché come hai visto a livello di scoperte archeologiche il viaggio è stato povero. I dettagli su questa vicenda li ho ricavati dalla biografia di Herbert Jankuhn che ho consultato per la tesi e che è praticamente impossibile da trovare, dato che è una tesi di dottorato di un archeologo tedesco che mi è stata prestata.

Conoscevi la definizione di cultura e civiltà? Avevi mai pensato a quanto possa la nostra società possa influenzare lo studio del passato?

2 commenti

  1. Ciao Chiara,
    Grazie dell’articolo ben strutturato e ricco di problematiche. Lo usero’ senz’altro nelle lezioni di storia iniziali al biennio a scuola!!!
    Interessante il caso di manipolazione ideologica nazista sulla presunta capitale dei Goti, non ne sapevo nulla!

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