Di solito tra le opere di finzione ambientate nel passato quelle che presentano più errori nella ricostruzione storica sono i film. I romanzi tendono a essere un po’ più accurati, in parte perché gli scrittori sanno che i lettori di romanzi storici sono piuttosto esigenti, in parte perché quello che non è descritto sulla pagina rimane avvolto nella nebbia. Per esempio, se in una cucina l’autore non descrive il focolare, anche se ne avesse un’idea del tutto sbagliata nessuno lo saprebbe mai. Mentre in un film la ricostruzione di una stanza prevede che siano presenti tutti gli elementi importanti, tra cui l’ipotetico focolare antistorico (sì, è possibile fare errori anche quando si tratta di un semplice focolare).

Di seguito parlerò di entrambi, cioè dei più frequenti errori storici in film e romanzi ambientati nell’antica Roma. Come mai anche i libri avranno tutto questo spazio? Perché molti errori che si trovano nei romanzi storici sulla Roma antica sono legati a una rappresentazione non troppo corretta del primo e medio periodo repubblicano (V-III secolo a.C.), che al cinema non ha mai avuto grande successo. Per quanto riguarda i film le scene che forse in assoluto presentano più errori sono quelle delle battaglie, di cui, data la mole di materiale che offrono, parlerò in un articolo a parte; su questo tema qui inserirò solo un paio di errori frequentissimi.

Cavalli con le staffe

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Scena de "Il gladiatore" (2000) dove si vedono chiaramente le staffe

Partiamo subito con uno degli errori storici «preferiti» da chi ambienta film e serie TV al tempo dell’antica Roma, cioè fornire i cavalli di staffe. Queste sono sicuramente una grande invenzione perché permettono a chi cavalca di mantenersi più in equilibrio e di combattere in modo più agevole; per esempio lanciare frecce da un cavallo in corsa diventa un esercizio di acrobazia pura senza una sella robusta e senza staffe.

Nel mondo antico però le staffe non c’erano e non arriveranno in Occidente se non con i longobardi (VII secolo d.C.). Questi si abituarono a usarle in Pannonia, all’incirca l’attuale Ungheria, dove si erano diffuse tra le popolazioni che avevano avuto contatti con unni e avari (letto “àvari”). In tutti questi popoli la cavalleria rivestiva una grandissima importanza, per cui è logico che abbiano investito nella tecnologia destinata a migliorarla; romani e greci invece usavano la cavalleria come supporto ai fanti, legionari o opliti che fossero, e non sentirono mai l’esigenza delle staffe.

Perché allora in tutti i film ambientati nell’antica Roma i cavalli hanno le staffe? Forse perché gli attori devono già imparare a cavalcare e farlo senza staffe potrebbero essere per loro ancora più difficile; forse anche perché senza di queste aumenta il rischio di cadute e infortuni. Esiste un’eccezione (quasi unica) in tutta la filmografia: la serie TV della HBO “Rome” (2005).

Qui nessuno usa le staffe e in una scena si vede particolarmente bene perché c’è un’inquadratura ravvicinata di Cesare che sale a cavallo. Fantastico! Però per agevolare la salita dell’attore si ingegnano in un altro modo, che può suscitare qualche perplessità. Mostrano infatti un uomo a carponi di fianco al cavallo e Cesare che poggia il piede sulla sua schiena per darsi lo slancio, usandolo di fatto come una staffa. Realistico? Difficile dirlo. Di certo qui l’attore che interpreta Cesare si è trovato davanti a una difficoltà in più rispetto ai cavalieri del passato, perché i cavalli attuali sono più grandi di quelli antichi e montare senza staffe risulta ancora più difficile.

Gladio in dotazione all’esercito romano fin da Romolo e Remo

Qual è l’arma più tipica dei legionari? Il gladio! Quindi è sempre stato in dotazione alle legioni? No: apparve per la prima volta nella seconda guerra punica (218-202 a.C.) e si diffuse sul serio solo a guerra terminata. Questo è un errore che si trova soprattutto nei romanzi perché i film difficilmente sono ambientati in un periodo prima di quello di Giulio Cesare e del I secolo a.C., quando il gladio era ormai uno standard nell’armamento dei legionari.

Non è però finita qui, perché non basta scrivere diffusamente di gladi solo verso la fine della seconda guerra punica. Il primo gladio che arrivò tra le fila delle legioni è il gladius hispanienses, molto più lungo e sottile di quello presente nell’immaginario comune. È diverso anche l’impiego rispetto al gladio corto e massiccio di due secoli dopo: nella prima fase la lunga lama del gladio è funzionale anche per un uso di taglio, mentre nella seconda fase la struttura stessa della spada ne favorisce un uso di punta. Quindi attenzione alle descrizioni dei combattimenti!

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Ricostruzione di un gladio ispaniense, III-I secolo a.C. Foto © Res Bellica.
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Ricostruzione di un gladio tipo Mainz, I secolo a.C-I secolo d.C. Foto © Res Bellica.

Se vuoi saperne di più sull’evoluzione delle spade romane ti consiglio l’ottimo articolo di Tribunus.

Cibo sempre uguale, in ogni secolo

Prova a immaginare una cena in una modesta famiglia dell’antica Roma durante il periodo mediorepubblicano, diciamo durante le guerre puniche (III secolo a.C.). Cosa vedi sulla tavola? Magari legumi, verdure e una grossa forma di pane che rappresenta il cibo mangiato più spesso. Invece non è così.

Per un lungo periodo l’alimentazione dei romani fu abbastanza simile: zuppa di farro, focacce di farro… Il farro era il cereale più presente sulla tavola romana e a questo si accompagnavano verdure, uova, formaggi e carne (poca). Tuttavia nel II secolo a.C. insieme alla società nel suo complesso cambiò anche l’alimentazione che si arricchì di nuove preparazioni in arrivo dal Mediterraneo. Tra queste, il pane.

Fino a allora i romani mangiavano focacce non lievitate e dopo qualche iniziale resistenza nei territori della repubblica si diffuse il lievito, e con questa l’arte della panificazione. Il pane diventò uno dei caposaldi dell’alimentazione romana, ma parlare di pane prima del II secolo a.C. è assolutamente anacronistico. Così come per il garum, l’amata salsa di pesce che appare in ogni ricetta tramandataci dalla tarda repubblica in avanti. Prima probabilmente non era sconosciuto, ma nemmeno così diffuso.

Privacy e vita ritirata

privacy nel mondo antico

Al tempo dell’antica Roma la privacy non esisteva. I romani non erano mai da soli e più cresceva la loro importanza politica e sociale, più erano circondati da persone, i clientes, che li seguivano ovunque. Come tutti i popoli dell’antichità trascorrevano la maggior parte del tempo all’aperto e anche quando erano a casa, come al momento della cena, erano sempre in compagnia di qualcuno. Era inconcepibile cenare in solitudine e l’invito a cena era un motivo così frequente nei componimenti letterari da prendere un nome specifico, la vocatio ad cenam.

Basta poi guardare all’architettura per capire che i romani non sapevano nemmeno cosa volesse dire privacy. Le stanze per la notte, i cubicula, erano piccoli e bui e nessuno poteva chiudersi in camera sua per fare altro che non fosse dormire. Ancora più significative però sono le latrine, dove i cessi erano disposti a ferro di cavallo lungo le pareti e rivolti verso l’interno, in modo che le persone potessero chiacchierare mentre erano impegnate a fare i loro bisogni!

Persino la lettura spesso non era un’attività solitaria. I romani infatti leggevano ad alta voce e sebbene questo succedesse soprattutto perché facilitava la lettura di testi fitti fitti e senza capoversi, molte volte non erano da soli. I poeti declamavano le poesie a un pubblico radunato per l’occasione, uomini politici e generali dettavano lettere e documenti amministrativi ai loro segretari. Anche perché non dobbiamo mai dimenticare che quando in giro non c’erano amici, parenti o conoscenti, c’era sicuramente uno schiavo.

In verità nell’antica Roma c’era qualcuno che cercava una vita ritirata e lontana dalle folle: i filosofi e gli intellettuali. Nei primi secoli dopo Cristo poi con la diffusione delle religioni orientali, tra cui il cristianesimo, crebbe anche il bisogno di appartarsi e meditare. Non era sempre ben visto, però, e infatti una delle critiche mosse ai cristiani era quella di essere asociali, perché per i loro accusatori non partecipavano alla vita pubblica e preferivano isolarsi dalla società.

Quindi sono piuttosto improbabili le scene in film o romanzi in cui un personaggio si aggira per Roma o per la campagna da solo. Se si tratta di una persona importante di sicuro avrà con sé almeno uno schiavo, ma come abbiamo visto è più probabile che sia attorniato dai clientes. Se invece è povero, non avrà tempo da perdere a bighellonare in giro! L’immagine dell’anima tormentata che vaga per le praterie immerse nella bruma dobbiamo lasciarla al Romanticismo tedesco. Anche perché i romani non erano grandi ammiratori della natura selvaggia: un conto erano i giardini delle ville o la campagna coltivata, un conto le foreste, dove gli unici frequentatori solitari che si potevano trovare erano i briganti in fuga dalla giustizia.

Errori storici in film e romanzi sulla Roma antica: per concludere

In conclusione, è meglio rinunciare a tutte le opere di finzione ambientate nell’antica Roma? Certo che no! Tuttavia la prossima volta potrai riconoscere gli errori storici presenti in film e romanzi sull’antica Roma; e spesso per gli appassionati di storia buona parte del divertimento consiste proprio in questo!

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I migliori romanzi storici su Roma antica

Per approfondire

Per quanto riguarda l’esercito i saggi sono moltissimi. Uno semplice e chiaro è quello di Livio Zerbini, “Storia dell’esercito romano”, 2018.

Sulla vita quotidiana consiglio invece “Vita quotidiana nella Roma repubblicana” di Florence Dupont (1993); come si intuisce dal titolo tratta solo del periodo repubblicano, che però è quello in cui è più facile trovare errori storici in film e romanzi ambientati nell’antica Roma.

Avevi mai fatto caso a questi errori? Te ne vengono in mente altri?

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