La seconda guerra mondiale ha portato con sé numerose scoperte e invenzioni, dalla penicillina alla bomba atomica. Ci sono poi alcune innovazioni che sono entrate nella quotidianità di milioni di persone e che non hanno nulla a che fare con l’avanzamento tecnologico imposto dal conflitto. Come cibi o modi di dire, che pochi assocerebbero alla guerra.

Dall’incontro di culture diverse nascono sempre innovazioni culinarie; basti pensare a quanto è cambiata la cucina italiana, ed europea, con l’importazione dei nuovi prodotti americani. Le guerre non fanno eccezione e la contaminazione può coinvolgere anche popoli non esattamente famosi per la loro cucina, come gli anglo-sassoni.

Pasta alla carbonara

storia della carbonara

Le origini della carbonara sono in parte avvolte nella leggenda, quindi non possiamo ricostruire con certezza la sua storia. I primi piatti che ricordano la nostra carbonara compaiono nell’Ottocento: in Abruzzo tra i carbonari era diffusa la pasta «cacio e ova», in cui manca il guanciale, ma potrebbe spiegare l’etimologia del nome. A Napoli invece è ricordata la tecnica che mescola uovo, formaggio e pepe nero per creare una crema; la base della carbonara, insomma. Anche in questo caso, però, manca il guanciale.

Arriviamo quindi alla seconda guerra mondiale. L’avanzata degli Alleati nel sud Italia toccò prima Napoli (che aveva cacciato le truppe naziste già nell’ottobre del 1943), poi Roma (giugno 1944). I soldati statunitensi ebbero modo di conoscere la pasta, uno dei piatti principali della dieta mediterranea. La loro alimentazione si basava però essenzialmente sulle Razioni K, pasti pronti composti da prodotti non deperibili, come latte di malto, uova liofilizzate e carne in scatola. Secondo alcune ipotesi i primi esperimenti con la carbonara nacquero in Abruzzo o a Napoli, quando i soldati unirono il bacon alla crema di uova e formaggio che condiva la pasta.

Esiste però anche la testimonianza di un cuoco bolognese, Renato Gualandi, che cucinò per le truppe alleate a Roma tra il 1944 e il 1945. Poco prima di giungere a Roma, racconta di aver creato un piatto in occasione dell’incontro dell’Ottava Armata Inglese e della Quinta Armata Americana nella Riccone liberata. Gli ingredienti? Quelli forniti dalle razioni angloamericane: bacon, crema di latte, formaggio e uovo in polvere, insieme agli spaghetti. Un successo strepitoso.

Solo in un secondo momento la carbonara sarebbe arrivata a Roma. E qui il bacon, le uova (anche liofilizzate) e persino la panna delle prime versioni «all’americana» vennero sostituiti dal guanciale, dalle uova fresche e dal pecorino. Le primissime ricette italiane, comunque, prevedevano ingredienti ancora diversi, come il gruviera e l’aglio (1954) o il parmigiano e la pancetta (1955). Il guanciale diventa «canonico» solo dal 1960.

Currywurst

storia del currywurst berlino

Mai sentito parlare di currywurst? Se hai trascorso qualche giorno a Berlino, sicuramente sì. È infatti il cibo di strada più famoso della capitale tedesca e in generale quello più amato in Germania (anche se nel 2022 è stato superato dal döner kebab – altro piatto con una storia interessante). Si tratta di una salsiccia di maiale e vitello arrostita, in tedesco bratwurst, e condita con ketchup insaporito dal curry. Questa spezia non è certo tipica della cucina tedesca, soprattutto se consideriamo che la data di nascita di questo piatto è il 1949, quando certi prodotti esotici non erano ancora così diffusi.

Se il curry arriva dall’India, chi poteva averlo portato nella Berlino del dopoguerra?

Finita la guerra, gli Alleati si spartirono Berlino: la metà orientale spettò all’URSS, mentre quella occidentale fu divisa tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito. I militari presidiavano entrambe le parti e fu proprio un soldato, inglese, a fornire l’ingrediente fondamentale all’inventrice del currywurst. Dal 1949 Herta Heuwer iniziò a condire i classici wurst con una nuova salsa speziata, che in breve tempo si diffuse in tutto il Paese.

Ramen istantaneo

innovazioni seconda guerra mondiale

Dopo la seconda guerra mondiale in Giappone, Corea e Taiwan la carenza di cibo fu un grave problema, che gli Stati Uniti contrastarono in parte con l’invio di grandi quantità di grano. Tutti e tre i Paesi si trovavano infatti sotto l’influenza americana. C’era un problema, però: l’alimento base di quei popoli era il riso, non il grano. Anche se i governi invitarono la popolazione a mangiare più pane, questo cibo faticava a trovare il suo spazio nella cucina orientale. I giapponesi, in particolare, amavano gli spaghetti di riso, che erano diventati un lusso.

Un giorno Momofuku Ando ebbe un’intuizione: perché non creare dei noodles a partire dal grano? Tra il 1957 e il 1958 studiò un tipo di lavorazione che permettesse di ricreare facilmente il ramen a casa, aggiungendo l’acqua al prodotto preconfezionato. Il ramen istantaneo fu un successo strepitoso, tanto da rivoluzionare la cucina giapponese moderna.

Fanta

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La Fanta che conosciamo oggi è nata in Italia e si produce a partire dalle arance. La bevanda originaria, però, era piuttosto diversa, perché si trattava di un surrogato della Coca Cola. Già nella prima metà del Novecento la Coca Cola era partita alla conquista dei palati di tutto il mondo ed era amatissima anche in Germania, dove i tedeschi continuarono a berla fino al 1942. L’entrata in guerra degli Stati Uniti cambiò tutto e l’impresa americana dovette interrompere l’esportazione dei suoi prodotti verso il Paese nemico.

In Germania esisteva però una filiale locale dell’azienda, che ideò una bevanda alternativa a partire dai prodotti che si potevano trovare in loco, cioè frutta grattugiata, polpa e fibre di mela, zucchero di barbabietola e liquido di scarti della produzione del formaggio. Questa nuova invenzione prese il nome di Fanta, dal tedesco Fantasie. Crebbe in popolarità fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando la sua produzione cessò. Sopravvisse invece il nome, che ispirò la bevanda a base di arance in commercio ancora oggi.

Parole e modi di dire

Anche alcuni modi di dire entrati nel linguaggio comune non sono altro che innovazioni introdotte nel corso della seconda guerra mondiale.

Keep calm and carry on

innovazioni seconda guerra mondiale

Durante l’estate del 1939 il Ministero dell’Informazione britannico si preparò alla guerra imminente. Per incoraggiare la popolazione, la propaganda lavorò a tre manifesti: due recavano gli slogan Your Courage, Your Cheerfulness, Your Resolution; Will Bring Us Victory (“Il tuo coraggio, la tua serenità, la tua risolutezza; ci porteranno alla vittoria”) e Freedom is in Peril; Defend it with all Your Might (“La libertà è in pericolo; difendila con tutte le tue forze”), mentre un terzo riportava le parole Keep calm and carry on (“Mantieni la calma e vai avanti”).

Se i primi due furono effettivamente affissi durante la seconda guerra mondiale, il terzo non uscì mai dagli uffici del ministero e sembrò destinato all’oblio. Almeno fino al 2000, quando un vecchio poster sopravvissuto fu scoperto in una libreria del Northumberland e diede l’idea per la creazione di una delle serie di gadget più famose di sempre

Spam

origine parola spam

Torniamo a parlare di cibo, perché anche se oggi associamo lo spam all’odiosa posta indesiderata nella casella email, in origine si trattava di tutt’altro: cioè, di carne in scatola. Il nome è l’acronimo di Scientifically Processed Animal Matter (carne animale processata scientificamente) e fu una delle razioni statunitensi più apprezzate dai soldati alleati. Grazie al basso prezzo e alla velocità di preparazione, lo spam divenne un alimento popolare in diversi Paesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, Regno Unito compreso.

È qui che spam assume il significato di qualcosa di indesiderato, dopo che nel 1970 i Monty Python in un loro sketch immaginano un locale che serve ai propri clienti solo piatti a base di spam. La prima attestazione di spam come posta indesiderata compare invece nel 1993.

Altre innovazioni seguite alla seconda guerra mondiale

Più che di innovazioni qui si tratta di un prodotto culturale e una convenzione legale. In ogni caso, entrambi sono «effetti collaterali» della seconda guerra mondiale.

Bella Ciao

storia bella ciao seconda guerra mondiale

Nonostante «Bella ciao» sia la canzone simbolo della Resistenza, forse non fu cantata dai partigiani durante la lotta di liberazione dal nazifascismo. La sua è una storia complessa, come dimostrano gli autori sconosciuti e le sonorità che ricordano la musica yiddish e slava, che potrebbero essere arrivate in Italia grazie ai soldati di ritorno dalla Campagna di Russia. Le parole derivano comunque dai canti delle mondine che lavoravano nelle risaie del nord Italia, adattate per il conflitto.

Eppure, nelle liste di canti partigiani «Bella ciao» non viene mai nominata. Sono citati «Fischia il vento» e «Pietà l’è morta», oltre a molte altre canzoni nate in varie parti d’Italia e persino all’estero. Anche se alcuni ritengono che fosse già cantata dai partigiani attorno a Bologna, la prima apparizione certa di «Bella ciao» è nel 1948 al Festival della Gioventù di Berlino. Dunque, un canto di lotta che divenne davvero famoso solo a guerra conclusa. Ma forse è proprio il segreto del suo successo: slegato dai fatti della seconda guerra mondiale, è divenuto simbolo universale di tutte le lotte di liberazione.

Fuso orario spagnolo

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Si sa che gli spagnoli hanno abitudini piuttosto strane per quanto riguarda gli orari: tutta la loro giornata sembra spostata un’ora in avanti rispetto ai loro vicini. In effetti, è proprio così. Fino al 1942 la Spagna apparteneva al fuso orario del Regno Unito, come sarebbe logico data la sua posizione geografica. Le dittature però preferiscono l’ideologia alla razionalità e così in piena seconda guerra mondiale Francisco Franco decise di assegnare arbitrariamente alla suo Paese il fuso orario di due nazioni amiche, la Germania nazista e l’Italia fascista.

In questo modo, la Spagna non aveva più niente da spartire con un Paese democratico come il Regno Unito: nemmeno l’ora. Questo cambio provocò un certo scompiglio tra gli spagnoli, che però si abituarono presto al nuovo fuso, finendo con lo spostare in avanti di un’ora tutte le loro attività. Dopo la fine della dittatura franchista sarebbero potuti tornare al vecchio fuso orario, ma ormai si erano affezionati a quello nuovo e rimasero allineati agli orari dell’Europa centrale.

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innovazioni seconda guerra mondiale

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4 commenti

  1. Bellissimo articolo, ho imparato molte cose! E non voglio immaginarmi il sapore de la Fanta tedesca con liquido di scarti della produzione del formaggio!

  2. Non sapevo davvero nulla di tutto questo ! Tra l’altro riflettevo sul fatto che aggiungere queste curiosità allo studio classico della storia potrebbe attrarre di più gli studenti fra i banchi di scuola!

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