Ci sono epoche storiche che vanno sempre forte come ambientazione per romanzi o film. Tra queste ci sono l’antica Roma, il medioevo, la seconda guerra mondiale, che hanno il vantaggio di essere conosciute bene dal pubblico, almeno a livello di idea generale (che spesso è infarcita di imprecisioni e stereotipi, ma questo è un altro discorso). Ci sono altre epoche che presentano ostacoli maggiori per chi vuole ambientare la sua storia nel passato, perché raramente fanno da sfondo per storie di finzione. E perché la complessità della ricerca storica che richiedono li rende tra i periodi più difficili in cui ambientare una storia.

Non posso parlare in senso assoluto perché ci sono civiltà lontane sulle quali non mi sento di esprimermi; d’altra parte però chi scrive tende a parlare di ciò che conosce meglio e quindi è improbabile che la prima scelta di un occidentale ricada sulle tribù nomadi himalayane, a meno che non sia uno specialista in materia. Considera allora che questi sono solo alcuni dei periodi più difficili in cui ambientare una storia.

Preistoria

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Ricostruzione di un individuo femminile di Neandertal proveniente da Ehringsdorf, Germania (200.000 anni fa) (Foto del Museum für Ur- und Frühgeschichte Thüringens)

Non credo ci sia bisogno di dare troppe spiegazioni sul motivo che rende la preistoria un periodo ostico. Immagina di essere lo scrittore che si dovrà occupare della ricerca storica per il suo romanzo: non ci sono fonti e a meno che tu non sia pronto a darti all’archeologia e all’antropologia e passare ore a ammirare i diversi tipo di scheggiatura faresti bene a cambiare periodo. Inoltre a queste difficoltà si aggiunge quella linguistica, dato che gli uomini hanno cominciato a parlare solo dal momento in cui è apparso l’Homo Sapiens (200 mila anni fa). Per cui se mai volessi ambientare la tua storia tra ominidi più antichi devi anche scordarti di usare i dialoghi.

C’è però una possibilità per non scartare del tutto la preistoria come ambientazione. Preistoria significa «prima della storia», cioè prima che appaiano documenti scritti. Ci sono popoli che anche se hanno iniziato a usare la scrittura tardi conosciamo bene grazie all’archeologia e alle fonti scritte, da altri. Per esempio i germani: la Germania passò infatti direttamente dalla preistoria al medioevo, quando iniziarono a diffondersi i documenti scritti.

Epoca delle civiltà del Vicino oriente antico

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Caccia al leone di Assurbanipal, rilievo assiro del VII secolo a.C.

Non l’Egitto, perché nonostante la credenza comune ce lo presenti come una terra misteriosa e sconosciuta in realtà siamo piuttosto ben informati su questo periodo. Anche il vicino oriente è molto studiato, ma è più complicato da avvicinare. Di nuovo per fare ricerca diventa fondamentale conoscere l’archeologia e per farlo non basta aprire un testo specialistico a caso e leggerlo. Se fosse così facile non ci sarebbero tanti sostenitori della teoria degli alieni planati sulla piana di Babilonia con i loro ufo a forma di ziqqurat.

La buona notizia è che almeno la scrittura esisteva, eccome! L’hanno inventata proprio qui. Non sempre però abbiamo fonti dirette, perché dipende dal periodo, dalla popolazione e dalle vicende successive durante le quali archivi e biblioteche possono essere andati distrutti e a noi non restano che pochi frammenti sopravvissuti fortunosamente.

In Mesopotamia, poi, si sono succeduti civiltà e popoli molto diversi tra loro, così diventa difficilissimo calarsi nella loro mentalità. Quando anche ci sono i testi che possono venirti in soccorso in questo senso, sorge un nuovo, grosso problema. Dove trovare le traduzioni? Se per avere un’idea delle filosofia greca basta entrare in una qualsiasi libreria e scegliere un volume di Platone o Aristotele, non è così semplice avere sottomano una raccolta di leggi babilonesi. E visto che per rientrare tra i periodi più difficili in cui ambientare una storia l’epoca delle civiltà mesopotamiche non poteva che presentare continuamente nuovi ostacoli, come te la cavi col tedesco? I tedeschi hanno scavato moltissimo nel vicino oriente e l’interesse si è esteso anche alla lingua, per cui le traduzioni di molti testi si trovano solo in tedesco. Se volessi ambientare un romanzo tra gli ittiti e leggere i loro documenti originali avresti a disposizione solo un dizionario ittita-tedesco. Serve davvero una passione smodata per questo periodo per lanciarsi in un’impresa del genere!

Età arcaica greca e romana

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Kleobi e Bitone, kouroi del periodo della Grecia arcaica (VI secolo a.C.)

Come abbiamo visto, le epoche senza documenti scritti sono le più complesse da studiare e servirsi dell’archeologia è sempre delicato. Tuttavia nemmeno i periodi più documentati rendono facile la vita di chi deve creare un contesto storico sensato per la propria storia. Prendiamo ad esempio il periodo arcaico dell’antica Grecia e dell’antica Roma. Queste civiltà sono conosciute benissimo sotto tutti gli aspetti, eppure anche qui si celano delle insidie, perché l’immagine che abbiamo di queste epoche sono la Grecia classica e la Roma imperiale. Tendiamo allora a trasportare nel passato usi, costumi, oggetti e idee successivi di secoli.

Basti pensare alla Roma repubblicana prima delle guerre puniche. I romani non banchettavano ancora da sdraiati, non usavano il gladio, non portavano in battaglia l’insegna con l’aquila d’oro, non scrivevano da nessuna parte SPQR, non mangiavano pane lievitato, non abbellivano piazze e giardini con statue, non rivestivano gli edifici pubblici di marmo, non costruivano con il calcestruzzo, non usano meridiane e monete, non avevano una flotta e a un certo punto a capo dello stato non ci furono nemmeno i consoli. Semplicemente, tutto ciò che nella nostra immaginazione contraddistingue l’antica Roma ancora non esisteva.

Non è impossibile ambientare una storia nella Grecia preclassica o nella prima età repubblicana di Roma, ma è altissima la probabilità che ci si limiti a retrodatare molti aspetti che sarebbero apparsi solo secoli dopo.

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Altrimenti detto «secoli bui» a causa della scarsità di fonti scritte. I barbari che si insediarono nei territori dell’ex impero romano d’occidente non scrivevano e non ci aiutano a conoscerli meglio. In più questo è un periodo di profonde trasformazioni che non possono ridursi alla semplicistica definizione di barbari annientatori della classicità, o viceversa di barbari salvatori dal mondo ormai corrotto e senza speranza dell’impero (l’interpretazione varia a seconda dell’ideologia di chi scrive). Si tratta di un’epoca che è stata tra le più strumentalizzate di sempre, perché molti Paesi europei hanno individuato questi secoli come quelli da cui prende avvio la loro storia nazionale. Bisogna andarci cauti quando si scrive dell’alto medioevo e per farlo non sarebbe male avere una laurea in storia in tasca.

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Altare di Ratchis, produzione longobarda (metà VIII secolo d.C.)

Nazismo

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Gerarchi nazisti al momento della formazione dell'Harzburger Front (1931) (Bundesarchiv Bild 102-02134)

Come? Ma non è uno dei periodo meglio documentati e più studiati dell’intera storia dell’umanità? Verissimo, ma il rischio qui è un altro: cadere nel cliché. È probabile che da questa ambientazione esca una storia già vista, con trame e eventi più o meno sempre uguali. Quante volte si è già vista la Francia occupata dai nazisti e il rapporto conflittuale che si crea fra invasori e popolazione locale? Questo non significa che da presupposti del genere non possano nascere storie bellissime, ma proprio perché libri come «Suite francese» sono già stati scritti il rischio è quello di replicare schemi già visti che non aggiungono nulla alla trama, anzi, finiscono solo per danneggiarla.

Se invece volessi provare strade sconosciute e parlare, per esempio, delle Einsatztruppen tedesche attive nell’Europa orientale e degli eventi che hanno portato all’organizzazione dello sterminio ebraico risulterà difficile essere accurati a causa del grado di approfondimento che richiedono questi argomenti. Inoltre si tratta di un terreno scivolosissimo perché c’è sempre il pericolo di immedesimarsi troppo nei carnefici, cercare di razionalizzare ciò che non lo è o dare spiegazioni banali e sbrigative a qualcosa per il quale faticano anche gli storici di professione.

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Cosa ne pensi della lista? Anche tu credi che questi siano tra i periodi più difficili in cui ambientare una storia di finzione?

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