Esiste un genere letterario che parla di futuro e spesso lo fa così bene da apparire a posteriori come una profezia. Si tratta dei romanzi distopici.

Nel Novecento alcuni grandi scrittori hanno creato storie e mondi che da un lato vediamo in parte realizzati ai giorni nostri, dall’altro aiutano a comprendere i meccanismi che regolano i regimi totalitari. Scopriamo così la censura, la manipolazione del passato, il controllo ossessivo della popolazione, la repressione di ogni dissenso. Per immergersi in questo mondo oscuro l’articolo seleziona alcuni dei migliori romanzi distopici da leggere.

Cosa significa distopico? È un aggettivo che indica il contrario dell’utopia, cioè del mondo ideale teorizzato fin dall’antichità da filosofi come Platone o Tommaso Moro. La distopia immagina un mondo degenerato, governato da una dittatura, in cui l’uomo ha perso non solo la sua libertà, ma spesso anche la sua umanità.

Il genere distopico si afferma nel Novecento insieme all’emergere dei totalitarismi. Il primo grande classico è del 1932 e altri titoli che hanno fatto la storia del genere distopico compaiono finita la seconda guerra mondiale. A rendere fosco il futuro però non sono solo possibili governi dittatoriali e una guerra nucleare, ma anche il ruolo sempre più invasivo della tecnologia e la preoccupazione per la crisi climatica.

A questo filone si rifanno molti moderni romanzi distopici, che negli ultimi anni hanno goduto di un grande successo. Così per esempio in “Hunger Games” di Suzanne Collins il reality show si mescola alla volontà del governo di tenere oppressi e divisi i vari Distretti in cui è diviso il Paese, o in “La strada” di Cormac McCarthy gli uomini si riducono al cannibalismo dopo che la terra è diventata sterile a causa di una catastrofe ambientale.

I migliori romanzi distopici da leggere

Perdita della libertà (e della privacy)

“1984”, George Orwell

recensione 1984 orwell

«1984» probabilmente è il romanzo distopico più famoso, quello più entrato nell’immaginario collettivo. La presenza pervasiva del Grande Fratello ricorda sia lo stretto controllo della popolazione operato dai regimi totalitari, sia la tecnologia invasiva che cancella ogni traccia di privacy. È impossibile organizzare qualsiasi tipo di opposizione al regime perché al minimo accenno di insubordinazione interviene la psicopolizia. Questo è uno degli aspetti più interessanti del romanzo: a essere controllate non sono solo le azioni, ma le emozioni e i pensieri. Gli uomini sono ridotti a involucri vuoti privi di sentimenti e ideali, senza gioia di vivere e quindi forza per ribellarsi.

Non mancano però emozioni violente, che anzi sono favorite dai Due Minuti d’Odio giornalieri. In questa occasione le attività si fermano e da tutti i canali di comunicazione esce la voce di un membro del governo che si scaglia contro i nemici del Partito, della rivoluzione, dell’ordine. Chi ascolta viene invaso da una rabbia incontrollabile e tutti iniziano a urlare furiosi contro i nemici. L’odio e la paura sono le due emozioni dominanti sotto il governo del Grande Fratello.

La popolazione vive nell’ignoranza e sviluppare un pensiero critico e indipendente è impossibile. La censura stronca ogni opinione diversa e tocca anche il passato, manipolato perché si accordi alla visione del mondo imposta dal regime.

Se anche le persone avessero accesso a un’informazione libera non riuscirebbero comunque a sviluppare un pensiero complesso che permetta loro di immaginare un mondo diverso. In questo mondo è diffusa infatti la neolingua, una lingua semplificata, piena di abbreviazioni e incapace di esprimere le sfumature del pensiero e ragionamenti articolati. La neolingua di Orwell è un capolavoro e uno degli elementi più inquietanti che si possono trovare nei romanzi distopici. Prende elementi diversi da ognuno dei regimi totalitari del Novecento, fascismo, nazismo e comunismo, e in una lunga sezione del libro ne spiega il funzionamento.

Con questi presupposti pensare non ha più significato e si può credere a qualsiasi cosa. Anche che 2 + 2 = 5.

Come nasce una dittatura

“La fattoria degli animali”, George Orwell

recensione la fattoria degli animali

George Orwell è stato un maestro del genere distopico e oltre a «1984» ha scritto un altro romanzo da leggere per capire meglio come nascono le dittature. «La fattoria degli animali» è un romanzo allegorico perché i protagonisti sono gli animali di una fattoria che cominciano a meditare la rivoluzione. Molti animali si riferiscono a figure fondamentali nella storia del regime sovietico, tra cui spicca il terribile maiale Napoleone, alter ego di Stalin.

Dopo la lotta grazie alla quale gli animali cacciano il fattore e prendono il controllo della fattoria, gli ideali rivoluzionari che li hanno guidati iniziano a cambiare. Il principio sui cui si regge il nuovo ordine è «Tutti gli animali sono uguali». ma i maiali per difenderlo diventano «più uguali degli altri» e assumono comportamenti simili a quelli degli uomini che avevano cacciato dalla fattoria. Gli oppressi sono diventati i nuovi oppressori e usano forme di controllo persino più feroci del padrone precedente.

Quando emerge l’istinto bestiale dell’uomo

“Il signore delle mosche”, William Golding

recensione il signore delle mosche

La natura dell’uomo è buona o cattiva? Si tratta di una domanda che i filosofi si fanno da sempre e a cui Golding dà una risposta pessimistica: l’uomo è cattivo e solo le leggi e le convenzioni sociali riescono a impedire che la sua natura bestiale prenda il sopravvento. Come quasi tutti gli altri romanzi distopici presenti nella lista, anche “Il signore delle mosche” apparve al termine della seconda guerra mondiale e dopo tutti quegli orrori non è difficile capire perché l’autore abbia un’idea così disillusa sulla natura dell’umanità. Quello che fece scalpore al momento della pubblicazione del libro è che i protagonisti sono bambini e si dimostrano capaci di efferatezze sconvolgenti.

Nel romanzo un gruppo di ragazzini rimane isolato su un’isola deserta in seguito a un incidente aereo in cui muore l’unico adulto. L’uomo era il simbolo dell’autorità e scomparso lui i bambini si scoprono improvvisamente liberi. La mancanza di regole fa regredire il gruppo a uno stato selvaggio, dominato da timori superstiziosi e regolato dalla legge del più forte. La loro anarchia degenera fino a una conclusione tragica.

La violenza e la crudeltà mostrata dai ragazzini fa riflettere su cosa può succedere quando le regole del vivere civile non valgono più, o quando regna l’impunità. Come è avvenuto in molti episodi della seconda guerra mondiale e come avviene ogni volta che un’ideologia estremista diventa la filosofia che regola la società.

Il piacere che stordisce

“Il mondo nuovo”, Aldous Huxley

recensione Il mondo nuovo huxley

“Il mondo nuovo” il più vecchio tra questi romanzi distopici eppure dimostra una modernità sconcertante, per certi versi anche maggiore degli altri. Romanzi come «1984» insistono sulle privazioni, sull’assenza di libertà, di emozioni, di divertimento. In questo “mondo nuovo” invece il piacere è la regola. Gli uomini hanno perso la morale e la capacità di provare empatia e il loro unico interesse è divertirsi. Non si può parlare della morte, non si può parlare di cose negative.

Nel romanzo è presente una scena terribile in cui si mostrano i risultati di un’educazione che vuole cancellare l’angoscia e la tristezza dall’esistenza. Per educarli al disprezzo della morte gli insegnanti portano gli studenti nella clinica dove sono riuniti i moribondi e qui i bambini cominciano a deridere e insultare i sofferenti.

L’insensibilità al dolore altrui è una delle caratteristiche principali di questa umanità ipertecnologizzata che si riproduce solo in provetta e che fa dell’efficienza il suo credo, tanto da arrivare a trarre profitto persino dal sistema di smaltimento dei corpi, bruciati in modo da ricavare dal corpo il fosforo utilizzato dall’industria.

È agghiacciante comprendere che lo studio della storia non sia vietata per paura che le persone capiscano di vivere sotto una dittatura e si ribellino; la storia non è vietata perché tanto non interessa a nessuno. Nessuno si occupa di queste cose noiose, perché l’unico obiettivo a cui tende la società è stordirsi con i divertimenti. Si ha disprezzo per tutto, per i legami affettivi, la pietà, per ogni sentimento più profondamente umano. Scompare anche ogni sentimento religioso.

Il disprezzo si unisce a un misto di fastidio e di vuoto che domina la vita delle persone, per sfuggire ai quali cercano sempre nuovi divertimenti. Il regime non ha bisogno di usare la forza per farsi rispettare, perché non c’è più alcun interesse a lottare per un ideale. Questi comunque non potrebbero nemmeno attecchire tra chi non ha più rispetto di nulla.

“Il mondo nuovo” è stato scritto nel lontano 1932, eppure dentro c’è già tutto il peggio del Novecento, dall’efficiente smaltimento dei corpi che diventano materiale di reimpiego come si vedrà nei Lager, alla lotta alla spiritualità, allo stordimento del divertimento attuale. È forse il più spaventoso dei romanzi distopici, perché è quello in cui è più facile riconoscersi.

Fanatismo e ignoranza

“Fahrenheit 451”, Ray Bradbury

recensione fahrenheit 451

Nel futuro presentato da Bradbury il regime lotta contro il libero pensiero. Di questo si occupa una forza apposita, i pompieri che anziché spegnere gli incendi li appiccano alle case di chi pratica il crimine più pericoloso di tutti: la lettura. Censura e libri bruciati sembrano cose lontane, anacronistici per una società futura. Anche i roghi nazisti sembravano fuori tempo massimo e in realtà l’accanimento contro libri e istruzione continuano a essere drammaticamente attuali.

I libri sono pericolosi perché mostrano una realtà complessa, che non può essere incasellata dentro un’ideologia composta da poche verità o slogan e che a volte viene bandita persino nei paesi occidentali per eccesso di zelo, come nel caso della cancel culture. Ma qual è il confine oltre il quale la giustizia diventa fanatismo?

In “Fahrenheit 451” il pensiero è stato scalzato dallo sport, dal divertimento, dallo svago. L’insistenza sull’importanza dello sport si ritrova nel nazismo che aspirava a sradicare il ragionamento aumentando sempre più le ore di educazione fisica nelle scuole e riducendo le altre.

L’autore fornisce anche una spiegazione aggiuntiva sul declino dei libri e poi sul loro divieto. Per paura di urtare la sensibilità di fette di popolazione gli autori scrivevano sempre meno e in maniera sempre più omologata fino a che la scarsa qualità delle loro opere provocò un crollo delle vendite e la sostanziale scomparsa della letteratura.

Non è stato il Governo a decidere: non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no!, ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranza hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio!

Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”

Se gli altri romanzi distopici mostrano un regime totalitario, qui appaiono invece i pericoli di una democrazia degenerata che per proteggere se stessa finisce per adottare i provvedimenti tipici di una dittatura. Una speranza tuttavia c’è e si incarna in poche persone che imparano i libri a memoria in attesa di poter mettere un giorno la loro conoscenza al servizio della società.

Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”

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romanzi distopici da leggere

5 commenti

  1. Mi è piaciuto molto l’articolo, mi hai ricordato perché mi è piaciuto leggere tutti questi libri quando ero adolescente. Ho una domanda, ritieni che le ucronie possano essere incluse nel genere distopico? Penso ad esempio a “L’uomo nell’alto castello” di Philip K. Dick.

    • Sono romanzi che ogni volta che si leggono dicono qualcosa di nuovo anche per questo mi piacciono moltissimo. La tua domanda è molto interessante: io direi che le ucronie a volte possono sovrapporsi con il genere distopico, ma in generale sono da considerare separatamente come sottogenere della fantascienza. Ti faccio un esempio: tempo fa avevo letto un romanzo davvero particolare, un’ucronia in cui Alessandro Magno non moriva nel 323 aC e attaccava l’Italia, scontrandosi con i romani. Qua è ucronia pura, ma non c’è niente di distopico. “La svastica sul sole” (The Man in the High Castle) invece può rientrare sia sotto l’etichetta di ucronia che distopia!

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